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Diario di un viaggio a Lecce

Questo diario non è scandito da date precise. La luce del giorno e i colori della notte saranno gli unici indicatori temporali. La pietra leccese non ingrigisce all'imbrunire. Acquisisce, anzi, una luminosità di perla.

Mattina: ogni angolo di piazza Sant'Oronzo richiama la mia attenzione.
L'anfiteatro romano, riesumato solo in parte dagli scavi prima dell'ultima guerra, è testimone dell'antichità. Per alcuni fu costruito nel II secolo d.C. Per altri nel I. Forma ellittica, doppio ordine di gradinate. Zoomachie e scene di combattimento raffigurati in rilievo sul parapetto del muro della cavea.
La colonna di sant'Oronzo, sormontata dalla statua del Santo Patrono, con capitello realizzato da Giuseppe Zimbalo nel 1666, in segno di gratitudine della cittadinanza per la fine della peste nel 1656. Il Palazzo del Seggio ha pianta quadrata e si apre su due lati da spaziose arcate ogivali. Risale al 1592, è rimasta sede del Comune fino al 1851. Ad esso è contigua l'ex Chiesetta di San Marco, eretta dai Veneziani nel 1543, con splendido portale, impreziosito da un leone alato.
Santa Maria delle Grazie occupa il lato orientale della Piazza. Edificata nel secolo XVI sull'area di una sinagoga ebrea, fu consacrata al Culto della Madonna delle Grazie. Pregiatissimi la facciata barocca, il soffitto, e un crocifisso ligneo di Vespasiano Genuino da Gallipoli. Questa piazza è un alternarsi di sacro e profano, senza che le singole componenti diano l'idea di una confusa accozzaglia di testimonianze storiche. E' assoluta armonia di colore: dal bianco della colonna all'ocra del Seggio.
Non faccio molti passi, allontanandomi da Piazza Sant'Oronzo, che mi trovo in piazzetta Vittorio Emanuele II, dove sorge la Chiesa di Santa Chiara, che data 1687; elegante la facciata e preziosissimo il portale. A destra della chiesa, per via Arte della Cartapesta (nome che la dice lunga sulla vocazione artigiana e artistica leccese), giungo agli scavi del Teatro Romano, la cui costruzione, risale probabilmente al tempo degli Antonini, come per l'Anfiteatro.
Una volta di più sacro e profano, armoniosamente, coesistono.

Pomeriggio: mi insinuo nelle stradine del centro storico, tra botteghe artigiane e locali alla moda.
Svolto, ma senza sobbalzi, se non quelli consueti di chi si addentra in un centro storico ordinatissimo. Sobbalzo, e mi emoziono, quando questa continuità di palazzi, viene interrotta dalla visione della Chiesa di Santa Croce.
I colori del pomeriggio, il rosso, il rosa del cielo, per nulla alterano le caratteristiche cromatiche della pietra tenera della facciata.
Se guardo in basso vedo semplicità, quasi essenzialità nella struttura; se guardo in alto la complessità, l'affollarsi degli elementi architettonici, tripudio barocco, mi tolgono il fiato.
Santa Croce non è in realtà solo barocca: la costruzione attuale venne iniziata prima del 1550, pertanto non è difficile riconoscervi degli elementi rinascimentali (lo slancio dei colonnati), con qualche ricordo gotico (gli archi sotto la cupola). Affianco alla Basilica, come se non si fosse già sazi di bellezza, il Palazzo Del Governo, già Monastero dei Celestini, oggi sede dell'amministrazione provinciale e del Museo Archeologico Sigismondo Castromediano. Opera di Giuseppe Zimbalo, detto lo Zingarello, non fa rimpiangere nulla della ricchezza barocca della chiesa attigua: fastosa la facciata su due piani, a bugnato; ricchissima la decorazione che incornicia le ventun finestre.

Verso sera la visione di questa sontuosità, è esaltata, se possibile, da un'illuminazione e splendido è l'avvicendarsi di luce e di buio.

Mattina: all'alba, con poca gente che anima i vicoli, voglio visitare il Duomo.
Piazza Duomo racchiude un complesso monumentale davvero meritevole di attenzione. E' una Piazza chiusa dall'esteso Palazzo del Seminario, sulla cui sontuosa e signorile facciata a bugne lisce, spiccano le trine delle finestre e un pregiato portale sul quale si erige un'elegante loggia a tre archi. Il disegno di questo edificio fu eseguito da Giuseppe Cino, verso la fine del 1600. All'interno, nella perfezione del cortile a porticati, si inserisce l'armonia del più caratteristico pozzo di Lecce, opera della creatività di Cino, con arco e vera decorati da fitte sculture.
Il Palazzo dell'Episcopio risale al XV secolo, ma fu restaurato e ampliato nei due secoli successivi. Al primo piano, incantevole il loggiato ad archi, impostati su semicolonne.
Resta il Duomo. Fu costruito in epoca normanna, ma rifatto, interamente nel 1600 dallo Zingarello. L'ingresso laterale, magnifica testimonianza barocca, è sormontato da una decoratissima edicola su cui troneggia la Statua di Sant'Oronzo.
Il Campanile del Duomo, alto circa 68 metri, offre in sommità la visione di un panorama che non ha eguali e che include persino il mare. Il campanile ha pianta quadrata ed è composto da cinque piani rastremati, coronati da balaustre; le pareti sono alleggerite da finestre.
L'ultimo piano culmina con una cupola ottagonale, con quattro pinnacoli a forma di vasi con fiori. Questo motivo si ripete al piano sottostante, nei quattro obelischi angolari. Nell'insieme effetto carico di originalità. Il sole è alto e conferisce luce alla pietra morbida e compiacevole alla realizzazione di questo superbo apparato decorativo.

Pomeriggio: ultima tappa per me: il Castello, esempio di architettura militare rinascimentale. Risale, infatti alla prima metà del 1500, costruito da Gian Jacopo dell'Acaya, voluto da Carlo V. Nulla del virtuosismo barocco, ma nondimeno preziosi, all'interno, una sala ogivale e altri resti architettonici e decorativi che ricordano lo splendore che la costruzione raggiunse al tempo di Maria D'Enghien, donna che scrisse una pagina gloriosa della storia di Lecce. Maria D'Enghien fu amata e in segno di riconoscenza, fino al secolo scorso fu chiamata " La Nostra Maria".

inviato da Paola di Lodi

 

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