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"Tenuta Bonavoglia" è un luogo di cibo, vino, e vita...

"Tenuta Bonavoglia" è un luogo di cibo, vino, e vita. Al centro di un aranceto recintato c'è una casa appartenuta ad una famiglia di contadini, che ne pose le fondamenta nella seconda metà del 1800. Ho lasciato il Salento nel periodo degli studi. "Tenuta Bonavoglia" è la mia dimora nel Salento. Qui arrivano quanti ho conosciuto nei miei viaggi.

Incontrai Santiago in un workshop sul tema dell'integrazione nella Società Multietnica. Era nato a Barcellona, ma il suo mondo era l'America Latina. Aveva conosciuto ogni Stato dell'America Latina, grazie alla sua opera all'interno di un'associazione non governativa impegnata in progetti di cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo. Passò Da "Tenuta Bonavoglia". Volle guardarsi intorno: calpestò il Salento da Est ad Ovest.

Arrivò ad Otranto un giorno, all'imbrunire. Aria fresca di Aprile: il mare davanti a lui di un azzurro surreale. Ad Otranto avrebbe trascorso qualche giorno nella casa, in questo periodo dell'anno disabitata, di una mia amica. Una tracolla con l'indispensabile, in una mano una mappa che lo avrebbe condotto a casa, nell'altra stringeva le chiavi. Piacevole la sensazione tattile del portachiavi: un geco di perline colorate, acquistato, mi era stato detto, in una bottega artigianale del borgo antico di Otranto. Percorse un tratto di strada brulicante di bambini, di nonni e di genitori. Costeggiava una serie di banchetti che esponevano nocciole tostate, lupini, frutta candita, pezzi di cocco, pistacchi salati. Si ritrovò davanti, la porta del borgo antico. Vi entrò e imboccò una stradina in salita costellata sui due lati da un'esposizione interminabile di stole di seta, di maioliche dipinte, di terrecotte decorate, di sandali di cuoio, di borse di lino ricamato. E poi olio di frantoio in otri di coccio, canovacci di stoffa grezza, pasta fatta in casa confezionata in pentole di creta.

Percorsa la strada per intero si imbattè nel Castello: tre torri circolari disposte su tre spigoli e un acuto puntone a est. Intorno un ampio fossato. Di fronte a lui la monumentalità e la severa geometria dei volumi con lo sfondo di un mare di tutte le tonalità di azzurro.

Quella sera bevve soltanto, in un locale lungo le mura di Otranto antica, oltre le quali la nera monotonia di cielo e mare appariva interrotta dalle stelle e dalle lampare.Alloggiò in una casa, nel borgo vecchio, dalle mura bianchissime e irregolari all'esterno, giallo ocra all'interno. Un balconcino di ferro dava su un vicolo lastricato.Dormì profondamente.

La giornata successiva fu inaugurata da una colazione a base di "mustaccioli" che comprò sotto casa. Era stato attratto dal colore dei dolci, che facevano presagire la presenza di cioccolato all'interno. Il fornaio gli spiegò che erano dolcetti di farina di farro impastata con il vin cotto e polvere di mandorle, glassati al cioccolato. Ne mangiò abbondanti per strada mentre il suo istinto lo indirizzava a scoprire ogni angolo di Otranto.

Conosceva la storia di Otranto, l'antica Hydruntum, fondata probabilmente dai Cretesi, il passaggio dei Romani, la conquista dei Longobardi. Otranto era stata dei Bizantini, che nel secolo IX la elevarono al rango di capitale del Salento. Otranto ambita dagli Angioini, dagli Aragonesi. Fu tanto lo stupore nel vedere che l'aspetto medievale di Otranto fosse stato perfettamente conservato, malgrado la distruzione del 1480 da parte degli Ottomani. La Cattedrale di Otranto era così come Ruggero Il Normanno l'aveva voluta nel 1080. A dispetto di ogni malvagità umana. E questo fu percepito come un messaggio di speranza. Sulla facciata della Cattedrale, a doppio spiovente, spiccava un portale barocco e un rosone tardogotico.Si portò all'interno della Cattedrale. Tre navate. Contò 14 superbe colonne. All'interno un autentico tesoro: la cripta sorretta da quarantadue colonne marmoree monolitiche,gli affreschi primitivi, un soffitto ligneo a cassettoni,l'ossario degli ottocento martiri, un mosaico preziosissimo come pavimento che gli sembrò irriverente calpestare, la bellissima chiesetta bizantina, di San Pietro, gli fu spiegato dal parroco, eretta nel X secolo d.C. Secondo la tradizione proprio lì, il fondatore della Chiesa Romana tenne la prima predica.

All'uscita della Cattedrale vagò per i vicoli di case basse e bianche. Si infilò in una trattoria e si saziò con maccheroni al pomodoro e cacio ricotta, polpette fritte e vino. Si alzò contento, fece tappa a casa e riprese la tracolla.

Trovò il modo per raggiungere Maglie.

Si allontanò da Otranto guardando il mare come ipnotizzato, come se facesse fatica a distaccarsene. Il mare di Otranto, d'emblée, sostituito nella sua mente, man mano che si inoltrava nell'entroterra, da quella di una tempera firmata e datata Saverio Gatta 1798 che ritraeva "Il costume di Maglie facendo la maglia", che aveva letto essere la prima fonte iconografica del costume popolare di Maglie. In pochi minuti la civiltà di mare veniva sostituita dalla civiltà della campagna. Aveva trovato nella casa di Tenuta Bonavoglia un volume su Paesi e Figure del Vecchio Salento. Di Maglie appunto, adesso conservava il ricordo della tempera del Gatta: una donna seduta che lavorava all'arcolaio, un popolano, in piedi, una bambina che aiutava la donna. Due figure animali nella tempera: un bue e un cane. Giunse a Maglie che aveva voglia di Barocco, forse perchè alla ricerca di richiami con la sua Barcellona.

Maglie barocca era la Chiesa di San Giovanni Battista in Morigino, con il suo Fonte battesimale. Maglie Barocca era la chiesa di Santa Maria delle Grazie con la pala dell'altare maggiore figurante La Vergine Col Bambino. Maglie Barocca era la Chiesa di Santa Maria Della SCala, con i sontuosi altari, della Vergine Del Rosario e della Vergine della Scala. Maglie barocca era il Campanile alto quarantotto metri e dominante sull'intrico di case del centro antico. Maglie barocca era la Colonna sormontata dalla Statua della Vergine col Bambino. Ed inoltre: La Chiesa dell'Addolorata, la Collegiata. Satollo di barocco, prima di congedarsi da Maglie, entrò in un forno e scelse come cena due grosse pucce, pagnotte con le olive nere.

Quella sera tornò a dormire nella mia casa. Sentivo il profumo dei fiori degli aranci e lo ascoltavo. Conoscevo bene i luoghi che aveva vissuto, Otranto, Maglie, le campagne intorno. Adesso, rielaborati dai suoi occhi, per me non erano più gli stessi.

All'alba divorò frutta fresca e un trancio generoso di torta pasticciotto. Si diresse a Gallipoli, sulla costiera occidentale della penisola Salentina. Maglie era stata la naturale liaison tra l'est, Otranto, e l'ovest, Gallipoli. Punto dell'entroterra obbligato tra il Mar Adriatico e il Mar Ionio.

Gallipoli appariva immediatamente suddivisa in due parti: la città Nuova a mezzo di un ponte lasciava alle spalle un'isola sulla quale sorgeva il borgo antico fatto di una miriade di case disposte ordinatamente, imbiancate con latte di calce. Nettissimo il contrasto tra il candore delle abitazioni e il blu del mare tutto intorno. In prossimità del ponte la Fontana Ellenica campeggiava come una fusione armonica di elementi risalenti all'antichità, cinquecenteschi e barocchi. Vi lesse le fatiche di Ercole, le metamorfosi di Dirce, Salace e Biblide. A pochi passi da essa si ergeva il Santuario del Canneto. Un pescatore che maneggiava nasse e reti sulla piazzetta antistante, gli spiegò che il nome del Santuario era frutto di una leggenda che voleva il ritrovamento di un'immagine della Vergine Maria tra le canne di una palude vicina.

Di fronte a sè ancora una traccia della storia di Gallipoli: il Castello, rinforzato da un Rivellino, si sviluppava su un quadrato rinforzato sugli spigoli da quattro torrioni circolari.

Si portò al borgo antico: il periplo di Gallipoli, nella sua parte antica, costella to di chiese: Santa Maria Della Purità, San Francesco d'Assisi, Santa Maria Degli Angeli, Chiesa del Crocefisso, Chiesa del Rosario. Di nuovo affiorarono i richiami barocchi. Molte chiese all'interno, gli toglievano il fiato, per la ricchezza degli elementi barocchi.

Si insinuò tra le stradine del borgo. In piazza Duomo dominava la Torre Civica posta accanto alla Cattedrale di Sant'Agata, protettrice di Gallipoli. Ancora barocco: una facciata in carparo di rara bellezza. Nelle vicinanze la Chiesa COnventuale di Santa Teresa, con l'adiacente monastero delle "Teresiane". Gallipoli con i suoi tanti palazzi storici: Palazzo D'Ospina, Palazzo Pirelli, Palazzo Romito, Palazzo Tafuri, Palazzo Pasca-Raimondo. Gallipoli e le sue tante chiese: Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, la Chiesa dell'Immacolata Concezione, la Chiesa di San Francesco di Paola.

Tornò verso sera nella mia casa. Ancora profumo di fiori di aranci e un nuovo quadro per me di Gallipoli. Un quadro visto attraverso i suoi occhi e vissuto con i suoi sensi.

Santiago venne nel Salento un giorno di Aprile e andò via dopo 1 anno. Dopo la sua partenza non ci sentimmo, non ci scrivemmo. Mi aveva promesso che sarebbe tornato. E questo valeva più di una telefonata o di una mail.Più in là, trovai un messaggio tra gli altri nella mia posta elettronica. Era la mamma di Santiago. Era morto. La madre aveva bisogno che io le scrivessi le emozioni, le suggestioni, le impressioni del figlio che per un anno aveva voluto il Salento come scenografia per la sua vita.

E' quello che ho fatto.

inviato da Ivana di Alezio

 

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